La Carta del nuovo municipio
Il Laboratorio di Progettazione Ecologica
degli Insediamenti (Lapei) dell'Università di Firenze ed un
gruppo di docenti universitari di varie Università hanno
promosso, nei mesi scorsi, una Carta del Nuovo Municipio che
evidenzia i nuovi importanti ruoli delle municipalità nel
contesto della globalizzazione economica neoliberista, ruoli di
sperimentazione di nuovi modelli di sviluppo fondati sulla
valorizzazione durevole delle risorse sociali, ambientali,
territoriali e collegati all'attuazione di strumenti innovativi
di democrazia diretta e di autogoverno (per una globalizzazione
dal basso che ponga al centro di ogni progetto le persone ed i
loro diritti).
La Carta, già sottoscritta da molti amministratori locali -
primo firmatario il Presidente della Regione Toscana Claudio
Martini, è stata presentata al Forum degli Amministratori
locali tenutosi il 28 ed il 29 gennaio a Porto Alegre, discussa
poi in 2 workshop del World Social Forum il 2 ed il 4 febbraio,
inclusa infine fra i documenti conclusivi della Conferenza
generale sulla democrazia partecipativa dello stesso World
Social Forum
Alberto Magnaghi, Giancarlo Paba, Mauro
Giusti, Camilla Perrone, Giovanni Allegretti [Università di
Firenze];
Giorgio Ferraresi, Andrea Calori [Politecnico di Milano];
Alberto Tarozzi [Università di Bologna];
Anna Marson [Istituto Universitario di architettura di
Venezia];
Enzo Scandurra [ Università di Roma La Sapienza];
Alessandro Giangrande, Elena Mortola [Università Roma III]
[dall'Almanacco di Carta - 03.01.2002]
IL MERCATO GLOBALE usa il territorio dei vari paesi e delle
diverse aree geografiche come uno spazio economico unico; in
questo spazio le risorse locali sono beni da trasformare in
prodotti di mercato e di cui promuovere il consumo, senza
alcuna attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale dei
processi di produzione. I territori e le loro "qualità
specifiche" - le diversità ambientali, di cultura, di capitale
sociale - sono dunque "messe al lavoro" in questo processo
globale che però troppo spesso le consuma senza riprodurle,
toglie loro valore innescando processi di distruzione delle
risorse e delle differenze locali. L'alternativa a questa
globalizzazione parte da qui: da un progetto politico che
valorizzi le risorse e le differenze locali promuovendo
processi di autonomia cosciente e responsabile, di rifiuto
della eterodirezione del mercato.
Lo sviluppo locale così inteso, che si identifica in primo
luogo con la crescita delle reti civiche e del "buon governo"
della società locale, non può divenire localismo chiuso,
difensivo, ma deve costruire reti alternative alle reti lunghe
globali, fondate sulla valorizzazione delle differenze e
specificità locali, di cooperazione non gerarchica e non
strumentale.
In tal senso si può prospettare uno scenario definibile anche
come globalizzazione dal basso, solidale, non gerarchica, la
cui natura è comunque quella di una rete strategica [anche
internazionale, mondiale] tra società locali. Questo progetto
politico va costruendosi nell'attività di messa in rete di
energie locali operata dal forum sociale mondiale.
Il nuovo ruolo degli enti locali e delle loro unioni per una
globalizzazione dal basso. Per realizzare futuri sostenibili
fondati sulla crescita delle società locali e sulla
valorizzazione dei patrimoni ambientali, territoriali e
culturali propri a ciascun luogo, gli enti pubblici
territoriali debbono assumere funzioni dirette nel governo
dell'economia. E per costruire in forme socialmente condivise
queste nuove funzioni di governo devono attivare nuove forme di
esercizio della democrazia. Solo il rafforzamento delle società
locali e dei loro sistemi democratici di decisione consente da
un lato di resistere agli effetti omologanti e di dominio della
globalizzazione economica e politica, dall'altro di aprirsi e
promuovere reti non gerarchiche e solidali. Il "nuovo
municipio" si costruisce attraverso questo percorso,
finalizzato a trasformare gli enti locali da luoghi di
amministrazione burocratica in laboratori di autogoverno. Nuove
forme di autogoverno, in cui sia attiva e determinante la
figura del produttore-abitante che prende cura di un luogo
attraverso la propria attività produttiva, sono rese possibili
dalla crescita del lavoro autonomo, della microimpresa, del
volontariato, del lavoro sociale, delle imprese a finalità
etica, solidale, ambientale, ecc.
Il nuovo municipio interpreta con maggiore attenzione le
identità regionali, per fondare i progetti sulla valorizzazione
dei giacimenti patrimoniali locali, contro forme di
esproprazione esogena e distruzione degli stessi giacimenti; e
promuove la ricostruzione degli spazi pubblici della società
locale come luoghi di formazione delle decisioni sul futuro
della nuova comunità. Il nuovo municipio si dà come obiettivo
un nuovo rapporto tra eletti ed elettori, oggi espropriati da
logiche sovraordinate di natura economicista che escludono dai
momenti decisionali proprio i cittadini-abitanti-elettori.
Questa nuova dimensione "democratica" di una società locale
complessa, multiculturale e autogovernata che cresce e si
rafforza nel progettare e costruire direttamente il proprio
futuro può costituire il vero antidoto alla globalizzazione
economica e al regno della paura, dell'insicurezza, e
dell'impotenza prodotti dalla militarizzazione delle reti di
governo globale.
Nuove forme di democrazia diretta. Il nuovo municipio si
realizza attraverso l'attivazione di nuovi istituti di
decisione che affiancano gli istituti di democrazia delegata,
allargati al maggior numero di attori rappresentativi di un
contesto sociale ed economico, per la promozione "statutaria"
di disegni di futuro localmente condivisi. La predisposizione
di scenari di futuro, che evitino linguaggi tecnocratici e
specialistici, è la condizione perché la partecipazione, estesa
agli attori più deboli e senza voce nelle decisioni
istituzionali, produca l'individuazione dell'interesse comune
attraverso il riposizionamento dei conflitti verso relazioni di
reciprocità.
Il nuovo municipio rende parte integrante del processo di
decisione - nei piani, nei progetti e nelle politiche -
percorsi partecipativi strutturati, integrando gli impegni
della Carta di Aalborg e delle agende 21 locali negli strumenti
di governo ordinario del territorio, dell'ambiente e dello
sviluppo economico.
Questi nuovi processi decisionali sono finalizzati a produrre
scenari di futuro e "statuti dei luoghi" a carattere
"costituzionale", che nella composizione degli attori che le
sottoscrivono si ispirino alla complessità degli statuti
comunali medievali, reinterpretandola con l'obiettivo di dare
voce alle diverse componenti della società contemporanea nella
definizione degli statuti.
Gli istituti decisionali della nuova cittadinanza comprendono:
una rappresentanza delle principali associazioni economiche e
di categoria [artigiani, agricoltori, commercio, industria,
turismo, ecc]; una rappresentanza delle associazioni con
finalità culturali, sociali, di difesa dell'ambiente;una
rappresentanza di comitati e di forum, tematici, territoriali e
urbani; una rappresentanza delle circoscrizioni o assemblee di
quartiere, di zona ,ecc.
Il nuovo municipio ridefinisce la composizione di questi nuovi
istituti ponendo attenzione all'equilibrio fra attori politici,
economici e della società civile.
Il superamento della logica di una rappresentanza definita una
tantum al momento del voto, ritrovabile nei concetti di
partecipazione e di democrazia diretta, permette di produrre
politiche pubbliche più efficaci nei confronti dei soggetti
"diversi" [spesso coincidenti con soggetti "deboli",
sottorappresentati nei luoghi della decisione], coinvolgendoli
direttamente nella costruzione degli "statuti dei luoghi" e
delle politiche che li attuano.
Il nuovo municipio si attiva affinché gli enti sovraordinati
promuovano, nei finanziamenti dei progetti locali, modalità
partecipate di definizione degli stessi.
Il coinvolgimento di una maggiore pluralità di soggetti
costituisce inoltre un'occasione per ampliare la conoscenza del
locale, acquisendo rappresentazioni dei problemi che
difficilmente possono essere interpretate attraverso mediazioni
tecnico-scientifiche o politico-burocratiche. Fra i molteplici
punti di vista sottorappresentati che caratterizzano la
gestione dello sviluppo locale, oltre a quello "di genere" vi
sono ad esempio quelli degli anziani, degli immigrati, dei
bambini, del mondo rurale, tutti soggetti che rivestono
primaria importanza nella cura del territorio e nelle misure
del buon vivere.
Le pratiche di coinvolgimento dei bambini nella costruzione
delle politiche urbane messe in atto negli ultimi anni da
moltissime amministrazioni locali italiane costituiscono un
buon esempio dell'efficacia del dar voce a punti di vista
sottorappresentati nel migliorare la qualità di vita
urbana.
Le strutture di consultazione, concertazione, decisione,
gestione che affiancano il Municipio [o l'unione dei municipi]
e la sua struttura elettiva costitiscono una forma intermedia
fra la democrazia delegata e la democrazia diretta [assemblea,
referendum, ecc]. Queste strutture funzionano con continuità
accompagnando l'intero processo di gestione di piani, politiche
e progetti; la loro configurazione territoriale rispetta le
forme di aggregazione socio-culturale locale, senza
costringerle entro confini burocratici sovradeterminati.
Nuovi territori multiculturali. Il nuovo municipio produce
nuovi scenari sociali attraverso il riconoscimento del
radicamento abitativo e lavorativo dei nuovi abitanti
provenienti da luoghi e paesi differenti. In questo processo si
producono nuove relazioni comunitarie e interpersonali tra
popoli e culture diverse. In particolare lo spazio pubblico è
il luogo di condivisione delle nuove, molteplici e
culturalmente differenziate, pratiche dell'abitare e del
vivere.
Il nuovo municipio promuove politiche di accoglienza degli
immigrati secondo i seguenti principi: sostituire alle
politiche settoriali un approccio di gestione integrata
dell'accoglienza e della convivenza; differenziare le politiche
in funzione delle diverse fasi temporali del percorso
migratorio e dei percorsi territoriali degli immigrati;
potenziare le politiche abitative sociali e di inserimento nei
piccoli centri urbani e rurali; riqualificare le aree
problematiche della città caratterizzate da forte
conflittualità sociale e degrado ambientale, attraverso
politiche integrate di intervento autosostenibili e
partecipate; sostenere programmi per la costruzione di
partnership decisionali interculturali .
Nuovi indicatori di benessere. Il dibattito su questo punto è
ormai decisamente maturo. Il nuovo municipio si impegna a
proporre criteri di valutazione delle politiche e dei progetti
che siano ispirati alla semplificazione e all'innovazione
culturale dei meccanismi di valutazione tecnocratici e
tecnicistici, la cui complicatezza e farraggine è inversamente
proporzionale all'efficacia.
Il primo criterio di valutazione riguarda il grado e la forma
della partecipazione sociale alle decisioni, rispetto
all'obiettivo dell'empowerment delle società locali.
Il secondo criterio prevede un drastico ridimensionamento del
Prodotto interno lordo [come unico indicatore del benessere] e
la sua integrazione con indicatori relativi alla qualità
ambientale, urbana, territoriale, sociale, e al riconoscimento
delle diversità e delle culture.
Il terzo criterio riguarda il livello e le modalità di
riconoscimento del patrimonio locale come base per la
produzione di ricchezza durevole.
Il quarto riguarda la sostenibilità dell'impronta ecologica
[chiusura tendenziale dei cicli delle acque, dei rifiuti,
dell'alimentazione, dell'agricoltura; riduzione della mobilità,
diffusione dei sevizi rari, ecc] e il grado di autonomia del
sistema territoriale locale nella produzione,
nell'informazione, nella cultura, negli stili di vita, ecc.
Il quinto le tipologie di reti di relazione e di mutuo scambio
fra società locali.
E così via.
Nuovi sistemi economici locali autosostenibili. Il nuovo
municipio, attore chiave nel governo del processo di
valorizzazione del patrimonio territoriale, deve guidare lo
sviluppo economico autocentrato, aiutando attori deboli ad
emergere, decidendo cosa, come, quanto, dove produrre per
creare valore aggiunto territoriale, favorendo la crescita
delle autonomie della società locale come soggetto collettivo e
complesso.
L'insicurezza generata dallo "sviluppo", dalla fragilità delle
alte tecnologie, degli alti grattacieli, delle vite e dei semi
artificiali dagli effetti oscuri, richiama bisogni di
riappropriazione della conoscenza delle forme della
riproduzione dei mondi vitali; della misura del tempo di vita,
della fiducia comunitaria, della de-tecnologizzazione verso
l'appropriatezza delle tecnologie rispetto al contesto.
La promozione, da parte del nuovo municipio, di economie locali
che mettano in valore i beni territoriali e ambientali comuni,
che tendano a chiudere i cicli della riproduzione dell'ambiente
e della società locale, che sviluppino tecnologie e filiere
produttive appropriate al luogo e alle sue risorse, può
generare sicurezza comunitaria senza città blindate,
competizione sulla qualità dei prodotti senza guerra, relazioni
improntate allo scambio solidale.
Forme di valorizzazione del patrimonio locale. Il patrimonio
territoriale è indivisibile. Non è possibile pensare di
salvaguardare alcune riserve di natura [i parchi] e di storia
[i monumenti, i centri storici] e ammettere altrove qualsiasi
trasformazione distruttiva.
Il nuovo municipio assume una definizione estensiva di
patrimonio che identifica con il territorio dei luoghi e delle
genti, con i suoi caratteri e valori ambientali, paesistici,
urbani, con i suoi saperi, culture, arti, nella sua integrale
individualità che vive fra passato e futuro. La valorizzazione
del patrimonio è possibile nell'incontro fra le energie del
futuro e la memoria e i giacimenti dei luoghi. Il nuovo
municipio promuove una nuova rappresentazione del patrimonio
territoriale per costruire consapevolezza dei propri valori
identitari, dei potenziali di produzione di ricchezza durevole,
e per stimolare progetti, piani e politiche atti a generare una
nuova economia sociale, fondata sulla valorizzazione collettiva
del patrimonio stesso.
Il nuovo municipio aiuta e valorizza gli attori economici,
sociali e culturali della città e del mondo rurale che
partecipano creativamente alla formazione di progetti capaci di
accrescere il valore del patrimonio territoriale locale. Il
mondo rurale acquista nuova centralità in questo processo di
valorizzazione del patrimonio territoriale: i nuovi agricoltori
non producono solo merci per il mercato, ma anche beni e
servizi pubblici, remunerati dal nuovo municipio, per la cura
dell'ambiente, del paesaggio, della qualità urbana.
Reti di scambio equo e solidale. Il nuovo municipio si fa
interprete di nuove relazioni di scambio di culture, di
prodotti tipici, di saperi tecnici e politici, improntati al
superamento della competizione economica selvaggia verso forme
di cooperazione e di mutuo scambio solidale fra città del nord,
fra sud e nord, fra sud e sud.
Il municipio occidentale esporta la consapevolezza della crisi
del proprio modello industrialista e sviluppista ed i germi
delle alternative sperimentali a quella crisi; il municipio dei
paesi poveri [in via di non sviluppo] può proporre gli
insegnamenti della autorganizzazione della sopravvivenza allo
sviluppo stesso.
Le reti dello scambio equo e solidale costituiscono la trama
minuta ma densa della strategia "lillipuziana" contro la
globalizzazione economica.
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